Paolo Nani e la sua intramontabile Lettera

Per il quinto anno consecutivo a Milano, ha continuato a collezionare sold-out. Paolo Nani piace a tutte le età e, soprattutto, pare crei dipendenza… All’ultima replica dello scorso dicembre, tornato sul palco per salutare il pubblico a fine spettacolo, ha contato un impressionante numero di mani alzate quando ha chiesto quante fossero le persone che avevano visto “La Lettera” per più di due volte. Qual è il suo segreto? 

Certo, ne avrà uno o più. Intanto, la Lettera è in replica da vent’anni e ha fatto il giro del mondo, ricevendo critiche lusinghiere da tutte le voci più autorevoli della stampa internazionale. Poi, ha fatto ridere adulti e bambini di ogni angolo del globo… eccezion fatta per quelli della Groenlandia, che – racconta – sono rimasti letteralmente impassibili per tutto il tempo dello spettacolo (…!).

Per spiegarsi un fenomeno del genere, non resta che procurarsi un biglietto.

La nostra opinione? Innanzitutto, Nani conquista perché improvvisa. O meglio, calibra l’esecuzione della sua performance tarandola sul gusto del pubblico che siede in sala in quel momento. Lui, insomma, segue uno schematico rituale prestabilito dal copione, ma mentre recita tiene d’occhio i suoi spettatori. Li ascolta. Capisce quali sono i gesti e le dinamiche che suscitano più ilarità, e, astutamente, li sottolinea. Gioca con il tempo: rallenta, reitera, velocizza… rimodula l’azione scenica in modo da accentuare quei passaggi che il pubblico in sala mostra di gradire di più.

Ogni sera, ogni platea è differente. Ecco perché, nonostante la longevità de “La Lettera”, ogni replica per Nani sembra essere la Prima.

Altro segreto: il rapporto che instaura con il pubblico è di totale empatia. È talmente padrone del vocabolario della gestualità, che mentre recita riesce anche lanciare messaggi non verbali a qualche spettatore. Messaggi fuori copione, ovviamente, ma che diventano visibili per tutto il pubblico e quindi entrano a loro volta a fare parte dello spettacolo, come una sorta di sottotrama.

Un esempio. Il copione prevede che alla fine di ogni quadro, Nani svuoti un bicchiere di vino roveciandolo sul palco. Al Teatro Filodrammatici di Milano, la prima fila è a meno di cinquanta centimetri dal palco, e, il giorno della nostra visione, in prima fila siede una ragazzina timida e ordinata, con un bel vestitino nuovo. Nani rovescia il vino sul palco una volta; la seconda, si accorge che gli spruzzi del vino rischiano di arrivare sul vestitino immacolato della giovane spettatrice, e la scorge mentre, preoccupata, si guarda l’orlo dell’abito; cerca allora un contatto visivo con lei e (senza aprire bocca: lo spettacolo è quasi del tutto muto) con aria complice e sadica minaccia di svuotare il bicchiere ancora più vicino al bordo del palco. Il pubblico ride, perché intuisce. Al terzo quadro, prima di girare il bicchiere finge, con uno scatto, di volerlo svuotare lanciando il vino direttamente addosso alla ragazzina. Poi, con aria clemente, lo rovescia accanto a se’ piano piano, senza sollevare schizzi. Al quarto se ne inventa un’altra: guarda la ragazzina con aria rassicurante e nel frattempo del tutto imprevedibilmente lancia il vino verso un’altra “vittima”. Al quinto quadro, ormai, il pubblico (e la ragazzina) ridono a crepapelle ancor prima che lui prenda in mano il bicchiere… basta uno sguardo.

Le gag si moltiplicano e il pubblico si sente il vero protagonista. Coccolato e vezzeggiato da uno straordinario artista burlone, che ama il suo lavoro e riesce, attraverso la risata, a creare unione in un gruppo di singoli a cui fa riossigenare il sangue.

Non è il riso in se’ e per se’, ma l’esperienza di condivisione che fa la differenza e lascia addosso un buonumore che vale molto più del prezzo del biglietto. 

“La Lettera” tornerà a Milano per il sesto anno a dicembre 2016. Occasione assolutamente da non perdere.

(Foto dal sito web del Teatro Filodrammatici)

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