La libertà di pensiero sotto i riflettori

In occasione dei festeggiamenti per i 220 anni dell’Accademia dei Filodrammatici, il prestigioso teatro milanese ha curato un importante allestimento sul tema della libertà di pensiero e di coscienza nelle creazioni artistiche, portando per la prima volta in Italia “Collaborators”, il testo di John Hodge vincitore del premio “Best New Play” ai Laurence Oliver Award del 2012. 

Proprio in concomitanza con la chiamata alle urne per il referendum costituzionale, i Filodrammatici hanno onorato la loro storia dedicandosi ad una produzione di notevole portata, che si propone di suscitare negli spettatori una serie di riflessioni sui principi fondamentali della democrazia e che ha impegnato un folto cast di attori formati, tutti, alla medesima Accademia.

Una scelta indovinata, sia per il testo, che affronta temi di spessore senza mai perdere ritmo e brio grazie alla sceneggiatura, sia per la messa in scena, accurata sotto tutti i profili: dalla regia fino ai costumi, senza dimenticare il disegno luci e con una nota di particolare merito alle musiche originali di Rossella Spinosa che contribuiscono a creare in platea un clima di suggestione tale da agevolare il compito di immedesimazione nello spettatore.

Bravi tutti, sul palco, a interpretare la storia di Bulgakov (Tommaso Amadio), scrittore in crisi di coscienza nella Mosca del 1938 che si trova costretto dalla polizia segreta a scrivere una commedia in onore del capo di regime Stalin (Alberto Mancioppi).

Adescato dalle lusinghe di un gioviale quanto folle esaltato, il protagonista Bulgakov vacilla alla ricerca della precisa linea di demarcazione fra il bene e il male, il necessario e l’inevitabile, perdendo gradualmente contatto con la sua coscienza e gli affetti più intimi come la moglie (Emanuela Caruso) e l’amico Grigory (Umberto Terruso).

Forte della sapiente interpretazione di Mancioppi (Stalin) e impreziosita anche dagli exploit di personaggi comprimari, o apparentemente secondari, quali Vladimir (Marco Cacciola), Vassily (Enzo Giraldo), il Dottore (Emanuele Arrigazzi), Sergej (Michele Basile) e Stepan (Bruno Fornasari – anche regista dello spettacolo), la trama non solo sottolinea come la violenza morale possa facilmente nascondersi sotto le forme gentili del plagio, ma rende anche evidente che rifugiarsi in prese di posizioni estremistiche è quasi sempre indice di un pensiero irrazionale, che esprime un giudizio aprioristico ricorrendo a semplificazioni rassicuranti, sì, ma viziate di fondo.

Lo spettacolo, che ha registrato il tutto esaurito nelle poche date di replica, merita di essere riportato in scena anche nel 2017… Per il piacere dei cultori del buon teatro e – speriamo – per tutti quelli che pur amando commentare di politica sui social network, spesso dimenticano che poter esprimere il proprio pensiero critico è già, di per sé, un prezioso diritto fondamentale della nostra (assai imperfetta) democrazia.

(Foto di Vanessa Porta concessa dall’ufficio stampa del Teatro Filodrammatici)

 

 

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